Tribute to
Antonio Mattei
La forza della ragione
La forza della ragione
| Tribute to - Antonio Mattei |
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I possibili scenari dello viluppo economico di zona richiedono conoscenze e ponderazione. E una cultura della "polis" non degenerata. Tra gli amministratori pubblici come tra i singoli cittadini.
Le elezioni amministrative nel nostro comune sono andate come sono andate e lasciamo volentieri i commenti a politologi e dietrologi nostrani di vocazione. C’è solo un punto sul quale riteniamo doveroso intervenire, ed è quello della tanto discussa questione eolica (l’eufemismo di "parco" è una beffa, suona offensivo alle capacità di comprendonio di ogni comune cittadino), questione che, al di là dei programmi elettorali nei singoli settori di intervento, ha dato a questa campagna un peso e un’impronta del tutto particolari. Erano decenni che su un tema di interesse generale non si vedeva un coinvolgimento così acceso, perlomeno in una consistente frangia della popolazione. Segno indubbio di accresciuto senso civico - sebbene non così capillare e maturo come sarebbe sperabile - ma anche della portata della novità in sé, che trascende di gran lunga l’ordinaria problematica amministrativa.
E’ successo dunque che l’una lista ha insistito nel proporre l’attuazione del progetto eolico presentato dalla società Etruria Energy, ossia l’installazione di trenta torri eoliche di circa 130 metri nell’intero territorio comunale (26 km2), mentre la lista antagonista ha fatto propria la campagna del comitato "No Eolico", autonomamente costituitosi, sostenendo la necessità di rivedere il progetto e proponendo in alternativa la realizzazione di un impianto fotovoltaico a minore impatto ambientale.
La disputa si è infervorata soprattutto perché il consiglio comunale aveva adottato all’unanimità una deliberazione di iniziale adesione alla soluzione eolica, a patto però che si rispettasse la distanza di almeno quattro chilometri dal centro abitato (il che, data la limitatezza del territorio, avrebbe reso veramente esigua e inappetibile l’area utilizzabile). Tale deliberazione era stata riconfermata all’unanimità in una seconda assemblea consiliare del febbraio scorso, e ciononostante il progetto di Etruria Energy, redatto in palese difformità dal vincolo imposto (addirittura sono previste torri a meno di un chilometro dall’abitato, che praticamente ne risulta assediato), ha avuto le prescritte approvazioni in sede sia provinciale sia regionale. Come mai?, ci si chiede. Per ché, se giunta e consiglio ne erano formalmente all’oscuro, Etruria Energy rivendica la piena validità del progetto, sostenendo che una qualificata rappresentanza comunale ne era comunque a conoscenza ed anzi è stata protagonista attiva del processo autorizzatorio? (Capite che vuol dire?, che qualche autorevole amministratore comunale non solo non avrebbe rispettato e fatto rispettare il mandato consiliare, ma addirittura lo avrebbe deliberatamente prevaricato stravolgendolo; il che sarebbe di una gravità inaudita).
Sull’intera vicenda s’è tenuta a fine gennaio un’infocata assemblea popolare indetta dallo stesso comune (durante la quale il sindaco ha pubblicamente ammesso di non aver mai promosso quella preventiva campagna di informazione e sensibilizzazione che pure era prevista nella convenzione tra comune e società), e alla vigilia delle elezioni si è assistito a comizi-conferenze su eolico e fonti di energia rinnovabile in genere. Nel frattempo l’avvocatura di Italia Nostra ha presentato un esposto alla procura della repubblica di Viterbo per individuare eventuali responsabilità penali, e, insieme con altre associazioni ambientaliste, in via amministrativa ha ottenuto dal competente assessorato regionale l’assicurazione di un riesame dell’intero procedimento alla luce delle linee guida che dovranno informare l’atteso piano energetico regionale.
Stavano così le cose quando il risultato elettorale del 6-7 giugno ha riconfermato alla guida del comune la stessa maggioranza fautrice dell’eolico. La quale, è da ritenere, si sentirà ora legittimata dal consenso popolare a dare finalmente attuazione al progetto tanto discusso. E proprio su questo sentiamo di dover fare alcune considerazioni, denunciando subito il penosissimo disagio di chi si vede costretto ad intervenire in una guerra tra poveri, tra “polli di Renzo” che si beccano in assenza di una regolamentazione della materia in un piano regionale o nazionale, se non europeo-comunitario. Il piccolo ente locale, o il singolo cittadino, è lasciato sostanzialmente solo di fronte a problemi più grandi di lui, che muovono interessi giganteschi e per i quali non ha alcuna specifica preparazione e tutela.
Entrando dunque in argomento, intanto va detto che lo scarto di soli 93 voti tra le due liste (876 contro 783) ripropone l’immagine di un elettorato sostanzialmente diviso a metà, specie se in confronto alla schiacciante maggioranza tra le due liste analoghe nelle amministrative di cinque anni fa. Ciò che dovrebbe suggerire quantomeno cautela e rispetto nella “gestione della vittoria” (sono gli stessi rapporti umani e sociali all’interno di un piccolo centro ad esigerlo).
In secondo luogo, nelle competizioni elettorali a livello locale entrano in ballo com’è noto fattori complessi: personalismi, nepotismi, clientelismi, favoritismi,... e via con tutti gli “ismi” che poi significano tutti la stessa cosa, e cioè interessi strettamente personali che prevalgono su quello collettivo, comprese le spregiudicatezze manipolatorie dei più scaltri che, per ciò stesso, certamente non premiano i migliori.
Ciò significa che questo risultato finale è solo in parte direttamente riferibile alla questione eolica, per quanto grande possa essere la sua portata. Piuttosto rappresenta una valutazione complessiva dell’operato dell’amministrazione uscente, oltre che la sommatoria del l’“in dice di gradimento” dei singoli candidati. Quanti, tra gli elettori, si saranno recati a votare essendo disinformati o del tutto disinteressati alla storia... "com’è?... dei mulini a vento?". Perciò la vittoria elettorale - che va nettamente riconosciuta e rispettata - certamente non va interpretata come un “via libera” puro e semplice alla realizzazione di un progetto che - coinvolgendo l’intero territorio e l’intera popolazione anche per il futuro - richiama invece la coscienza di ognuno ad un approfondimento delle conoscenze e a valutazioni quanto più possibile ponderate. Quand’anche fosse, le idee non sono giuste per il solo fatto di essere maggioritarie; né sbagliate solo perché condivise da un minor numero di persone. La loro forza poggia sulla ragione, quel “ben dell’intelletto” che appunto distingue l’uomo tra gli esseri viventi. E questo ci porta a insistere su alcuni punti-chiave che appunto sull’onestà intellettuale e sulla capacità di raziocinio fanno leva.



