Tribute to
Ireneo Melaragni
QVI È CASTRO
QVI È CASTRO
| Tribute to - Ireneo Melaragni |
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(QVI È CASTRO)
Da qualche parte ho letto che un paesaggio
una linea
un gesto di colline possono addirittura
salvare una persona
affidarle un messaggio prezioso.
Castro, ad esempio.
Nel 1532 Annibal Caro la vide risorta
da bicocca di zingari a novella Cartagine
(involontaria profezia di un'apocalisse:
poco più di un secolo dopo
ai primi dì del dicembre
dell'Anno Domini 1649
un giro di buoi in senso antiorario
sopra rovine fumanti
un pugno di sale
e la stele
feroce:
QVI FV CASTRO)
Castro. La Città-Bosco.
Ma Ireneo Melaragni è un tipo testardo
(tenero e
testardo).
Ireneo è convinto che ogni paesaggio
non sia altro che sedime, impasto
di vite di ricordi di amori di saperi e
di racconti
e che perciò non può morire.
Perché la vita si ostina sempre a vivere.
Sempre e comunque cerca le sue strade
insegue la luce.
La vita è santa.
E un paesaggio non è che vita.
Sempre viva
sempre presente.
Eredità consegnataci da chi ci ha preceduto.
Da consegnare a chi ci avvicenderà
in questo meraviglioso, straziante teatro sotto il cielo
dove ci ostiniamo a entrare, a uscire a entrare di nuovo
di nuovo ancora
e ancora
anche dopo morti.
A dispetto di qualunque nuova forma del tempo
di qualunque strada dritta e senza fine
di qualunque progresso falso e scorsoio.
Tra il Marta e il Fiora.
Muri come continenti misteriosi
perfetti e sfuggenti.
Farnie e fronde vibratili
possenti pietre d'angolo.
Selciati di piazza. Reperti e altri reperti.
Un testamento
infine (è quello di Ranuccio Farnese il Vecchio)
che manda in eredità
insieme con infiniti beni materiali
un messaggio d'amore e di rispetto.
Così Ireneo ci spinge al viaggio
attraverso il bianco brulicante delle sue tele
bianco screziato e impreziosito
da chicchi di sale
da polvere di swarovski
da lame dorate
(cancellature antiche come reperti)
da paesaggi che attraverso il bianco-tempo
attraverso e nonostante il bianco-sale
tornano al mondo.
Così Ireneo restituisce la Città-Bosco
alla luce del presente
alla gioia della vita.
Così
QVI È CASTRO
Antonello Ricci
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tra il marta e il fiora |
Il Testamento di Ranuccio |
Di Piazza Maggiore |
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3 - 18 luglio 2010
Cortile d'Amore - Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese - Valentano (VT)
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